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03-07-2014

La Provincia non ha i soldi.
A Genova scuole superiori chiuse al sabato per la crisi.
Provvedimenti analoghi anche a Milano, Venezia, Verona e Pavia.



Un tavolo tecnico alla Provincia Regionale di Genova
«I tagli - prosegue la nota della Provincia - impongono decisioni drastiche ma necessarie al fine di contenere al massimo tutti i costi che incidono sul bilancio e tra queste le utenze e i costi di riscaldamento relativi agli istituti scolastici di competenza provinciale».
«Per questo motivo - continua la nota - è stato deciso che, a decorrere dall’anno scolastico 2014/2015, la disponibilità dei plessi scolastici sarà limitata a cinque giorni settimanali, dal lunedì al venerdì.
Pertanto, nella giornata di sabato, tutti gli edifici ospitanti istituti di istruzione superiore dovranno rimanere chiusi».
La nota termina con «la speranza che la situazione in futuro possa migliorare».
La nota diffusa dalla Provincia è già stata affissa agli albi degli istituti di istruzione superiore coinvolti da questa decisione che contano migliaia di persone tra studenti, docenti e collaboratori scolastici.
A questo punto, gli istituti scolastici dovranno adeguarsi per rimodulare l’orario di insegnamento scegliendo se effettuare uno o più rientri pomeridiani o aggiungere ogni giorno una o più ore di lezione a fine mattinata.
Analoghi provvedimenti per le scuole superiori di Milano e di Venezia.
Mentre a Pavia l'assessore, Milena D'Imperio ha tentato la via più drastica: non più una richiesta, ma un obbligo.
"Non possiamo più permetterci scuole aperte anche il sabato, questa volta i soldi sono finiti davvero", ha chiarito l'assessore D'Imperio:"il decreto 66 varato dal Governo per le coperture degli 80 euro, e ora divenuto legge, impone alla Provincia di restituire allo Stato 3,5 milioni di euro.
Tecnicamente non siamo alla presenza di tagli diretti alla scuola ma, di fatto, siamo chiamati ancora a risparmiare su una serie di voci tra cui le utenze, cioè i costi di riscaldamento e luce, e sui trasporti di collegamento con le palestre".
Provvedimenti non accolti bene dai docenti e da alcune associazioni di studenti che hanno chiesto una rimodulazione degli orari.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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