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06-11-2013

Per il Censis non conviene abolire le province.



Il presidente dell'Upi
Antonio Saitta.

E, poichè soltanto il 18,3% dei sindaci può vantarsi di avere sul proprio territorio almeno una scuola superiore, ciascun comune in cui si trova una sede dovrebbe realizzare accordi gestionali con tutti i municipi circostanti ( in media una decina), nell'ambito di un bacino d'utenza unico.
L'Upi, Unione delle province italiane, non vuole assistere silenziosamente all'eliminazione ("con un tratto di penna", nonchè "andando contro la Costituzione") degli enti, perciò grazie allo studio eseguito dal Censis sottolinea come serva "un governo per le funzioni di area vasta" non soltanto per i 10 ambiti individuati dalla legge 135/2012 (le Città metropolitane), bensì diffusamente "in gran parte del paese". Il dossier, anticipato alla stampa, è stato illustrato ieri a Roma, nel corso dell'assemblea nazionale dell'Upi al teatro Quirino, alla presenza anche di rappresentanti di lavoratori, preoccupati per il proprio futuro.
I motivi di allarme non mancano, visto che l'impatto del piano di restyling degli enti sarà la "potenziale messa in mobilità di tanti dipendenti". Nel ddl del titolare del dicastero per gli Affari regionali, poi, "non c'è parola" sulle minori spese frutto del trasferimento delle mansioni, "se non che non essendoci più elezioni dirette si risparmierebbero 380 milioni.
In realtà non è vero, perchè le votazioni provinciali "si associano alle europee, o alle comunali. Quindi", le uiscite "vi sarebbero comunque". Ad ogni modo, il 20 novembre sarà resa pubblica la ricerca, stilata da alcuni economisti, sugli effetti finanziari del provvedimento, a suffraggio di quanto finora denunciato dall'Upi.
La necessità di istituzioni adeguate per pianificare e gestire servizi fondamentali per la collettività è tutta nelle cifre rilevate dal Censis: su 686 sistemi locali del lavoro (come i centri per l'impiego) 519 insistono nel territorio di una sola provincia e 149 su quello di due, mentre su 56 distretti industriali 36 si dispiegano in un unico ambito provinciale, e 14 su quello di due enti.
E poco più del 18% delle amministrazioni comunali ospita nella propria zona almeno una delle 7.036 scuole superiori; i tre quarti delle strade sono, inoltre, provinciali, e addirittura in 20 enti si supera ben l'80% della rete viaria complessiva. Eppure, si rammarica Saitta, il dibattito sulla revisione degli enti ha condotto finora soltanto una loro "delegittimazione", nonchè "a una brusca riduzione delle risorse fondamentali per il loro funzionamento".
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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