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12-04-2010

Ferdinando Risi, persona di straordinaria gentilezza e sensibilità

Hanno luogo domattina i funerali di Ferdinando Risi, persona dall’animo gentile e sensibile che ho avuto la fortuna di conoscere nel corso della mia esistenza. Era molto amico di mia madre, Franca Maria Gianni, che nel maggio 2003 dedicò a lui di suo pugno, all’interno della rivista Illustrazione Siracusana, pagine assai delicate nella rubrica “Il Personaggio”. A beneficio della memoria del dott. Risi, ne faccio dono agli organi di stampa del nostro territorio. Michele Mangiafico “Lungo la via Maestranza in Ortigia, proprio all’incrocio con l’inizio di via del Laberinto, sorgeva fino a pochi anni addietro una delle attività commerciali che hanno legato il proprio nome al novecento siracusano e alla strada nobile del suo centro storico: il negozio di abbigliamento della famiglia Risi, il cui padre Oreste nutri della sua vitalità e il cui figlio Nando, nato nell’aprile del ’23, fece crescere della sua affabilità, del suo garbo e della sua cultura. Una nobiltà di spirito quella di Ferdinando, forgiata già nei primi anni dell’adolescenza, vissuti tra le aule del Gargallo alla fine degli anni trenta, accanto ai Piccione e agli Agnello, e le alterne vicende della guerra, che si consumava negli anni della sua maturità e lo vedeva imbracciare le armi nel ’42, ad un anno dalla sua licenza classica. Pochi mesi dopo, sulla linea di demarcazione che separava gli opposti destini della guerra, Nando ripudiava le scelleratezze del regime e si arruolava nello specialissimo corpo di «Polizia per la città libera» di Roma. E’ qui che diventa protagonista di un atto eroico, con la liberazione di sessanta ebrei che erano stati presi dai tedeschi in uno dei numerosi rastrellamenti. «Erano stati caricati su due camion – ricorda in una recente intervista – e noi dovevamo fare la guardia, quando mi fu ordinato dal comando militare di liberarli anche se fosse servita la forza. Ed io detti l’ordine a tre soldati sardi che erano di guardia di farli fuggire. E così fu. I prigionieri scapparono dall’uscita di sicurezza della caserma». Fu un avvenimento drammatico che – come tutte le ferite laceranti della vita – ha lasciato anche nel nostro concittadino delle domande che attendono risposte, come nel caso del desiderio che avverte la propria coscienza di incontrare almeno qualcuna di quelle persone che, viceversa, avrebbero incontrato la morte. Ancora nel settembre dello scorso anno, scriveva, infatti, all’ambasciatore dello Stato d’Israele, ricordando l’accaduto. «Una sola cosa vi chiedo: se è possibile a vostro mezzo poter incontrare almeno uno di quei cittadini di religione ebraica che con me hanno vissuto quei drammatici momenti». Dobbiamo pensare che la guerra, per tutti e anche per Nando, si chiudeva con un grosso respiro e molti punti interrogativi. La parentesi fascista era volta al tramonto e l’Italia riapriva gli occhi cacciando la monarchia e aprendo le braccia alla repubblica, al sistema delle libertà e dei partiti. Ferdinando partiva per Firenze, dove avrebbe studiato Scienze sociali, conseguendo anche una specializzazione in diritto diplomatico e consolare presso il prestigioso istituto «Cesare Alfieri». Si andava formando una personalità colta, che a metà degli anni settanta Piero Fillioley avrebbe soavemente descritto in pochi tratti: «il suo perpetuo sorriso smagliante, calibrato in ogni occasione; un parlare composto, elegante nell’aggettivazione appropriata, a volte quasi ricercata, certamente frutto della sua eccellente cultura». Assomigliava, negli anni della formazione, ad un noto attore del tempo, Lesile Howard, l’innamorato Ashley che proprio nel 1939 conquistava il cuore di Rossella in Via col Vento e quello di molte giovani spettatrici. La sua Rossella, Nando la ritrovò in Sicilia, nella persona di Vera Vinti, figlia del segretario generale del Comune aretuseo nei primi anni del dopoguerra. Ritorno in Sicilia, dunque, dopo l’esperienza toscana, dovuto anche al desiderio di continuare la tradizione commerciale intrapresa con successo dal padre nel campo dell’abbigliamento. Per alcuni aspetti, vengono abbandonati i sogni di carriera e il significato degli studi universitari, ma per altri le conoscenze apprese in Toscana, l’affabilità e la cultura si traducono in capacità di convincere e di vendere, in grinta, aggressività e costanza. Doti che permettono in breve tempo a Ferdinando Risi non solo di dare ulteriore impulso all’attività di famiglia, ma anche di cominciare lentamente a rappresentare le esigenze stesse del suo settore, di cui diverrà presidente nel 1982, incrementando in pochi anni del doppio il numero degli associati della Federabbigliamento e iniziando una costante battaglia contro gli abusi del commercio, che lo porterà nel 1987 ad essere eletto consigliere nazionale della stessa federazione. Negli stessi anni entra nella Confidi, di cui è vicepresidente nel 1982, presidente dal 1988 al 1995 e consigliere nazionale dal 1993 al 1997, per cercare di curare i difficili e assillanti problemi del credito per la categoria del tessile e dell’abbigliamento. Come in molti altri rami del commercio aretuseo, anche qui la battaglia di difesa degli operatori diventa spesso una battaglia di resistenza contro il crimine, che si trasforma per i commercianti in estorsione e intimidazione. Nel 1993 è anche vicepresidente dell’Inps in rappresentanza del settore del commercio. Negli ultimi tempi si è dedicato persino alla letteratura, alla prosa e alla poesia, accondiscendendo ad una vena di scrittore che probabilmente solo il tempo gli aveva fatto lasciare in disparte. Ha partecipato a numerosi concorsi, di cui potremmo agilmente vantare alcuni piazzamenti, ma rileggendo i suoi scritti avvertiamo che le parole, in questo caso, dicano più dei premi: «La poesia è irreversibilmente morta oppure è viva e lotta con noi. La poesia è una possibilità infinitamente sospesa, una possibilità si ha solo nella mente. Ma anche scrivendo in prosa si può fare poesia, nei ricordi, nelle emozioni, nei dolori di un tempo passato… e soprattutto il dolore è poesia». (Franca Maria Gianni, Ferdinando Risi, sensibilità e commercio in Illustrazione Siracusana del maggio 2003 pagg. 6-10)


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