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18-11-2009

Intervento del presidente Mangiafico sul decreto che va all'esame del Parlamento per la gestione delle risorse idriche

Approda oggi alla Camera con richiesta da parte del Governo italiano del “voto di fiducia” un decreto omnibus in cui viene inserita anche la norma che prevede che gli enti locali devono necessariamente appaltare ai privati la gestione del servizio idrico e che la quota pubblica non potrà in ogni caso superare il 30%. Si tratta di un passaggio epocale voluto dal Governo Nazionale che non tiene conto di alcuni dati di fatto emersi in questi anni: 1) ci sono enti locali virtuosi che sono riusciti attraverso una gestione pubblica a garantire fino ad oggi ai propri cittadini un servizio efficiente con tariffe contenute; 2) laddove la gestione è passata ai privati, spesso gli investimenti annunciati sulla rete non sono partiti mentre al contrario a partire verso l’alto sono state le tariffe, aumentate a dismisura. L’esperienza della provincia di Siracusa non è esente da queste considerazioni, come hanno dimostrato in questi mesi da una parte le decine di interruzioni di servizio che hanno colpito il Comune capoluogo e dall’altra parte le proteste dei comuni di Augusta, Melilli e Noto, legate proprio all’aumento delle tariffe. In mezzo, le molte critiche per i ritardi negli investimenti sulla rete, che in teoria dovrebbero essere la giustificazione dell’aumento delle bollette. Il punto è che il Governo nazionale, anziché trarre conseguenze logiche da quanto sta accadendo in tante realtà locali, mette il piede sull’acceleratore della presenza privata nella gestione dell’acqua. Sarebbe stato più razionale e rispettoso nei confronti dei cittadini quanto meno attendere che la storia desse ragione ad un provvedimento come questo, che quanto accaduto negli ultimi mesi non giustifica. Al contrario, proprio i cittadini hanno visto diminuire la propria importanza, ridotti sempre più ad un mezzo piuttosto che al fine ultimo del servizio: mancanza di adeguate politiche di conoscenza dello stato di soddisfazione della clientela, mancanza di adeguati strumenti di comunicazione con la cittadinanza, riduzione di un rapporto diretto con l’amministratore del servizio in favore di un rapporto mediato con un “call-center”. La questione, a questo punto italiana ancor più che siracusana, è quella di voler spostare da parte del Governo la possibilità di controllo della “risorsa acqua” dal territorio, dagli enti locali, “dal basso”, in favore di soggetti “più lontani” rispetto alle cittadinanze, che avranno voglia di lamentarsi nei prossimi anni. Michele Mangiafico Presidente del Consiglio Provinciale


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