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31-03-2009

Obbligo di denuncia da parte dei medici degli immigrati irregolari: coro di no alla legge

Il paventato obbligo per i medici di denunciare la presenza di immigrati irregolari nelle strutture sanitarie pubbliche, ha determinato una grande partecipazione al momento di riflessione organizzato questa mattina, presso la sala “Costanza Bruno”, dalla presidenza del Consiglio provinciale, dall’Asl, dall’ordine dei medici e dall’Azienda ospedaliera Umberto I°. Sala gremita, da medici, da semplici cittadini, ma anche da tante associazioni che operano nel campo del sociale. E un no da parte di tutti si è levato verso la prospettiva che la Camera, dopo l’approvazione da parte del Senato, possa dar via libera al decreto che obbligherebbe, i medici, a segnalare la presenza degli immigrati clandestini presso le strutture sanitarie pubbliche. Tutti i presenti hanno sottolineato, con fermezza, il diritto del cittadino, senza distinzione di religione, sesso, razza, a beneficiare di tutte le cure mediche. Un diritto alla salute che costituisce un bene primario. Nella gremita sala “Costanza Bruno” ha fatto gli onori di casa il presidente del Consiglio provinciale, Michele Mangiafico. Con lui, al tavolo di presidenza, il commissario straordinario Asl, Franco Maniscalco, il direttore medico di presidio, Giuseppe D’Aquila, Don Luigi, cappellano presso l’ospedale Umberto I°, Lavinia Lo Curzio, responsabile dell’ufficio immigrazione dell’Asl. Presente in sala anche l’Arcivescovo Mons. Pappalardo. I lavori li ha introdotti il presidente Michele Mangiafico il quale ha sottolineato la forte sensibilizzazione a livello parlamentare sull’inopportunità del cosiddetto primo passaggio, cioè l’approvazione del decreto da parte di un ramo del parlamento, il Senato. Il presidente Mangiafico ha puntualizzato, con forza, il grande valore del diritto alla salute. Dopo il presidente Mangiafico ha espresso la sua opinione il dott. Giuseppe D’Aquila. “Costringerci a fare una denuncia – ha detto - significa fare una cosa in cui non credo. Tra l’altro questa gente, sapendo di incappare in una denuncia, potrebbe anche decidere di non presentarsi in una struttura pubblica, con tutti i rischi che ciò comporta. Invito tutti sulla necessità di rivolgersi a noi che rispetteremo i dettami giuridici. Noi garantiremo sempre tutta l’assistenza possibile poi espleteremo i vari atti burocratici”. “La Chiesa da sempre – ha sostenuto Don Luigi – si è battuta per favorire l’accoglienza nei confronti dei più deboli. Un’accoglienza che non possiamo far mancare. La Chiesa deve essere accanto a chi soffre”. Il Commissario straordinario dell’Asl, Franco Maniscalco, ha detto: “L’articolo 21 del decreto legge sicurezza considera reato l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato, Considerato che il medico dipendente del servizio sanitari nazionale riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio, l’operatore sanitario deve agire secondo le regole generali effettuando la denuncia all’Autorità giudiziaria. Chi omette o ritarda di denunciare sarà punito con la multa da 30 a 516 euro. Un vicolo cieco, dal momento che non sarebbe nemmeno ipotizzabile un ricorso all’obiezione di coscienza. Questa norma presenta un evidente profilo di incostituzionalità con l’articolo 32 della Costituzione in base al quale la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure agli indigenti. “Altra evidente incongruenza – ha aggiunto Maniscalco - si delinea nei confronti del giuramento di Ippocrate in cui i medici si impegnano a osservare il segreto nell’esercizio della professione. Il compito del medico non è di perseguire un reato, ma di curare una persona a prescindere dalla sua nazionalità o condizione. Si tratta di una distorsione della realtà dei compiti che tradisce il codice deontologico. Il parere unanime delle varie associazioni di medici è che si tratta di una proposta inutile, dannosa e pericolosa. Altro aspetto da considerare è quello psico-sociale: spesso le cure mediche rappresentano anche il primo contatto dell’immigrato con le strutture pubbliche da cui ha inizio un percorso di integrazione che è il vero antidoto all’emarginazione e, dunque, anche alla delinquenza. SE il decreto legge dovesse passare spingerà i clandestini a evitare le strutture sanitarie pubbliche favorendo la proliferazione di percorsi sanitari e organizzazioni sanitarie parallele, non controllate. “”Da quando si parla di questa norma – ha concluso il dott. Maniscalco – c’è stata una diminuizione delle presenze di immigrati nelle strutture sanitarie stimata intorno al 30%”. Sull’argomento sono intervenuti anche alcuni medici presenti in aula, la dottoressa Franco, (l’ha definita una legge totalmente errata), Giovanni Barone della Fimmg (“voglio continuare a curare le persone”), Massimo Tirantello, pediatra (“è indispensabile che un bimbo venga seguito durante lo sviluppo”). Sull’argomento sono intervenuti anche Antonella Fucile, responsabile dei servizi immigrati dell’Ap, e Padre Carlo. Nella duplice veste di Consigliere provinciale e di medico ha preso la parola il dott. Biagio Saitta. “Questo – ha detto – è un problema serio. Questo Governo ha dimostrato l’incapacità di affrontare questa problematica e ora cerca la complicità dei medici, chiede alla categoria di fare i delatori. Invito i medici alla disobbedienza civile. Mi auguro che questa legge non passi. Piuttosto mi chiedo: l’Europa che fa”? Ha concluso la carellata d’interventi Lavinia Lo Curzio, responsabile del servizio accoglienza dell’Asl la quale, in sintesi, ha puntualizzato che se “questa norma dovesse essere approvata una larga fetta della popolazione sarebbe estromessa dal sistema di sorveglianza con conseguenze pericolose anche in termini di salute pubblica”.


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