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28-11-2014

Dietrofront sulle Province. – Adesso che si è arrivati al caos ci si accorge che le Province erano essenziali.

I nuovi enti di secondo livello che ne prenderanno il posto rischiano di nascere monchi, poiché c’è confusione sulle competenze, sulle risorse, sui debiti.
Se il governo non cambierà’ il contenuto della legge di stabilità’ non ci saranno i soldi per gestire le Città’ metropolitane e si finirà’ ancora una volta nel mettere le mani nelle tasche dei contribuenti, fallendo in quello che doveva essere l’obiettivo principale dell’abolizione delle Province: permettere un cospicuo risparmio nella spesa pubblica.
Le risorse su cui dovranno contare i nuovi enti dovranno essere propri e, quindi, non sottratte ai Comuni anche se l’apparato amministravo sarà’ ereditato dalle Province”.
Che ci sia maretta in vista del primo gennaio, quando, secondo la legge nazionale tutti i nuovi enti dovranno entrare in funzione lo conferma Antonio Gabellone, presidente uscente della Provincia di Lecce, che ha addirittura inviato due lettere di diffida, a Renzi e al presidente della sua Regione, Nichi Vendola.
“Ci dica Vendola subito quali funzioni dovrà’ gestire la Provincia e quanti soldi avrà’ a disposizione, altrimenti dovrà’ rimborsarci ogni singolo euro speso in cultura, turismo, trasporti scolastici e assistenza sociale”.
Si naviga ancora nel buio poi in Sicilia dove il Governo Crocetta e l’Ars non hanno ancora deciso che tipo di riforma attuare dopo la legge di abolizione delle Province e il Commissariamento prolungato di due anni.
Ai Comuni in forti difficoltà’ finanziarie si è aggiunta la paralisi organizzativa e finanziaria delle nove province siciliane che sino all’8 aprile rimarranno commissariate.
Una storia poco edificante scaricata sui cittadini con la cancellazione di servizi essenziali.


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