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19-09-2012

Upi: tagli insostenibili per gli enti.
LE PROVINCE RISCHIANO IL DISSESTO.

Ed è proprio su tale criterio di riparto che si basa una delle critiche più forti che l'Upi muove alla nuova manovra: come è possibile che alle Province venga chiesto, per il 2012, un contributo identico a quello imposto ai Comuni, se questi ultimi spendono per l'acquisto di beni e servizi otto volte di più? Senza contare che, a differenza che per i Comuni, alle Province non è stato possibile accedere al Patto verticale regionale incentivato (anch'esso previsto dal dl 95/2012), che ha alleggerito gli obiettivi di finanza pubblica dei sindaci di una cifra superiore al miliardo di euro. In un simile scenario, il rischio di andare in default è qualcosa più di una provocazione, come del resto confermato anche dalla Corte dei conti in una recente audizione in Parlamento. Gli enti di area vasta rischiano di arrivare già morti al riordino che, entro l'autunno, dovrebbe ridisegnarne la geografia e le funzioni. Queste ultime, ricorda il documento Upi, includono servizi ai cittadini di primaria importanza (dal servizio del trasporto pubblico alla gestione ordinaria delle scuole, dalla formazione professionale alla difesa dell'ambiente, compresa la gestione dei rifiuti) che non possono essere considerati a cuor leggero come "spesa comprimibile". Per questo, conclude Castiglione, "chiederemo al governo di ascoltare le nostre controproposte, che vanno nella direzione di rendere più omogeneo il quadro finanziario di riferimento e coerente e proporzionale il taglio tra tutti i comparti della pa". Un negoziato, va detto, tutto in salita, perchè l'invarianza dei saldi costringerebbe a dirottare altrove la quota di tagli abbuonata alle province, rendendo necessaria anche una modifica normativa.


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