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11-05-2012

Senza le Province è il caos. Se prima non si decide su chi ne erediterà le competenze e con quali risorse, i danni superano i benefici auspicati.

E si tratta di conseguenze rilevanti: acquisire nuovi dipendenti significa maggiori costi di personale, quando la normativa vigente, invece, impone di diminuirne progressivamente il numero e il costo in rapporto al totale delle spese correnti. Anche laddove si stabilisse di distribuire equamente i 500 dipendenti tra le 4 province rimanenti, un carico di 100 nuovi lavoratori sul bilancio farebbe sballare qualsiasi parametro di virtuosità dell'ente destinatario. Più grave ancora la situazione dei contratti. Ogni appaltatore delle 4 province soppresse si ritrova, all'improvviso, senza più il debitore al quale rivolgersi per chiedere il pagamento delle proprie prestazioni. Di conseguenza, anche i cittadini che fruiscono dei servizi resi dall'appaltatore (manutenzione delle strade e trasporto pubblico) di qui a breve potrebbero trovarsi senza servizio. E' eviodente l'impossibilità di gestire in tal modo cambiamenti istituzionali di portata rilevante. Ma l'art. 23 del decreto "Salva-Italia" non è molto diverso, nella sua impostazione, dai referendum sardi. Si preoccupa, infatti, solo di eliminare le funzioni di competenza delle province senza stabilire con chiarezza a quale ente subentrante dovrebbero passare. Anzi, la norma apre a una totale incertezza, in quanto lascia a successive leggi statali e regionali la scelta di assegnare ai comuni e alle regioni stesse le competenze sottratte alle province. E, come per la Sardegna, non vi è alcun criterio per il trasferimento del personale, del patyrimonio, dei contratti. Nè una mionima idea sulle conseguenze finanziari e contabili. Il passaggio di competenze dovrebbe, infatti, determinare una profonda revisione del sistema tributario e finanziario per consentire all'ente subentrante alla provincia di acquisire le risorse necessarie per svolgerne le funzioni. Il caos della Sardegna, dunque, dimostra che il riordino istituzionale non può avvenire sull'onda delle pulsioni "anticasta". Occorre un disegno istituzionale molto più completo, che definisca con chirurgica precisione le modalità della "successione" delle defunte province. L'alternativa è affrontare costi di riorganizzazione superiori ai risparmi che si vorrebbero ottenere.


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